Costantino e la nascita dell'arte cristiana

 Note storiche

All’indomani della conquista della Dacia da parte di Traiano, l’Impero romano diventa sempre meno gestibile. I territori governati da Roma sono giganteschi e, principalmente presso i limiti settentrionali e orientali dell’Impero, si assiste a una lenta ma inesorabile penetrazione di una cultura “altra”, estranea e distante da quella mediterranea. A ciò si aggiunge anche una perdita del controllo politico e militare dei territori periferici, un aumento di disordini e di instabilità socio-politica tale, da costringere il Senato a dividere l’Impero in quattro parti, gestite da due Cesari e due Augusti, che potessero assicurare una certa stabilità economica e governativa. Senza entrare nelle motivazioni che videro l’impossibilità di attuare questa scelta in maniera concreta e positiva, certamente quello che emerge è una sorta di frammentazione della cultura e di crisi dell’identità dell’impero. La perdita della centralità di Roma, capitale solo ideale, di un territorio così grande, provoca una sorta di stato confusionale, l’Impero ondeggia tra periodi di anarchia e momenti di apparente equilibrio: i Cesari e gli Augusti vivono tra Treviri, Nicomedia, Milano e Smirne, per collassare definitivamente dopo l’abdicazione di Diocleziano e Massimiano, scaturendo nella lotta tra Massenzio e Costantino, nel 312. 

La crisi del classicismo

Le dimensioni eccessive dell’Impero avevano visto, già in epoca traianea, la necessità di utilizzare un linguaggio artistico nuovo, e inusuale, per poter propagandare a tutti i sudditi le gesta e le immagini degli Imperatori. L’eccezionale numero e varietà del popolo romano, non permetteva al Senato di esprimersi in maniera aulica: alla bellezza formale e all’eleganza di epoca augustea si era contrapposta la forza penetrante dell’arte traianea, sempre meno interessata alla forma e sempre più attenta alla sostanza. In definitiva, era necessario, per un’arte che era utilizzata massimamente per motivi propagandistici, abbassare il livello qualitativo per alzare quello comunicativo. Se tale svolta si era palesata nell’arte di epoca traianea, solo rallentata dall’ellenismo estetizzante di Adriano, essa si impone con tutta la sua forza nel pieno della Tetrarchia, come appare nel Monumento dei Tetrarchi di Venezia. L’opera, monumentale non tanto per dimensioni quanto per proporzioni, mostra, scolpiti nel porfido egiziano, 4 imperatori che si abbracciano e, rifuggendo ogni riferimento alla ritrattistica fisiognomica, si concentra sulla simbologia del potere. Il porfido, materiale preziosissimo, è qui scolpito in maniera sommaria, distante anni luce dalla delicatezza del periodo augusteo e adrianeo, riuscendo però a divulgare in maniera immediata, certa e senza dubbi l’immagine di un potere solo apparentemente diviso in 4.


In hoc signo vinces

Il collassamento della tetrarchia, come prima accennato, avviene con la Battaglia di Ponte Milvio, del 28 ottobre 312, battaglia che vede la vittoria di Costantino su Massenzio e la rinascita di un impero nelle mani di una sola persona. 

Ma la battaglia di Ponte Milvio è ben più di una semplice vittoria militare, essa, infatti, è preceduta da un evento di importanza epocale, le cui conseguenze non sono mai cessate. 

La notte precedente, infatti, l’Imperatore, sogna un angelo che, mostrandogli una croce, afferma: “In hoc signo vinces”, invitandolo a porre sui labari, sugli scudi e sugli abiti militari, il segno della croce. 

Forte di una sorta di atavica e incrollabile superstizione, che caratterizza la cultura romana da sempre, Costantino non esita a fare ciò che l’angelo gli propone e sconfigge Massenzio, diventando unico imperatore. 

A prescindere dal valore che viene dato alla presenza del segno della croce riguardo alla vittoria, certamente riconoscere in essa la causa della sconfitta di Massenzio, da parte di Costantino è foriero di una delle più importanti rivoluzioni culturali dell’occidente. La croce, strumento di tortura tra i più efferati e scandalosi dell’epoca, diventa immediatamente signum salutis, strumento di salvezza, non solo prendendo le distanze da esso ma essendo utilizzato come segno evidente di vittoria. 

Ma per poter comprendere il valore rivoluzionario della scelta di Costantino, è necessario comprendere che cos’è la croce per i romani. 

L’ingresso alle più grandi città dell’Impero era identificabile spesso con un viale definito da croci, sulle quali pendevano cadaveri in avanzato stato di decomposizione, immagine tragica e impressionante dell’esercizio della giustizia romana. Ma, il 28 ottobre del 312 la croce cambia completamente di segno trasformandosi in un simbolo legato alla figura e al sacrificio di Cristo e, necessariamente, diventando da strumento di morte a segno di salvezza.

Il nuovo atteggiamento assunto dall’imperatore nei confronti della Croce e dei cristiani, però, non è ben accetto da parte dell’alta società romana e dal Senato. I cristiani, infatti, erano mal visti in quanto, non solo si rifiutavano di adorare gli imperatori divinizzati ma, riunendosi per “mangiare il Corpo di Cristo”, possono essere identificati come cannibali. 

Il problema non è di poco conto ma, allo stesso tempo, era impossibile che i cristiani, venissero condannati per cannibalismo, in mancanza di qualsiasi prova: infatti è vero che ci si riuniva per celebrare l’”agape”, ovvero per mangiare il Corpo di Cristo, ma è anche vero che non si trattava di carne e di sangue ma di pane e di vino. 

 

Gli spazi di culto

Nonostante in epoca pre-costantiniana il cristianesimo non fosse diffuso in maniera capillare, il numero dei cristiani era notevole, data anche la peculiarità di questa religione, decisamente aperta all’accoglienza dei ceti più poveri. Allo stesso tempo, però, alcuni esponenti di spicco degli ambienti aristocratici romani, si erano avvicinati alla nuova religione, addirittura convertendosi anzitempo e cooperando affinché essa potesse essere praticata in maniera corretta. Al cento delle pratiche cristiane è, infatti, la celebrazione dell’Eucarestia, dell’”agape”, che prevedeva non solo la lettura dei testi sacri ma anche, e principalmente, la comunione, la condivisione, ovvero, del corpo e del sangue di Cristo. A tal fine, i patrizi cripto-cristiani, mettevano a disposizione dei fedeli alcuni ambienti delle loro “domus”, caratterizzandoli, affinché potessero aiutare i fedeli a comprendere il mistero. Le domus fruite dai cristiani, all’interno delle quali si svolgevano le liturgie eucaristiche sono dette domus ecclesiae, e sono riconoscibili grazie a una serie di decorazioni parietali (solitamente affreschi), riproducenti immagini simboliche, direttamente tratte dai testi sacri, e note solo ai credenti, risultando invece incomprensibili ai non cristiani. Le immagini più ricorrenti sono, infatti: il pesce, il pavone, i cervi che si abbeverano all’acqua, la vite e i tralci, il buon pastore ecc., tutte rimandanti al mistero della salvezza e tutte fondamentali per la nascita del lessico simbolico e iconografico cristiano. 

La croce signum salutis

Chiaramente, nelle decorazioni delle domus ecclesiae mancava la figura della croce. Essa, infatti, solo con Costantino (come già detto), acquista un valore simbolico positivo, passando dall’essere un patibolo a un signum salutis.

Da Costantino in poi, la croce diventa il segno cristiano per eccellenza, diventa il luogo dove è stato appeso Cristo e, pertanto, la sua forma viene caricata di significati simbolici assolutamente nuovi: diventa la via da percorrere per poter raggiungere il Paradiso, da Cristo stesso promesso un attimo prima della morte. 

La croce allora, diventando IL segno fondamentale della scelta cristiana non solo è un elemento decorativo ma è alla base anche delle nuove architetture cristiane. Tutto ciò che ha a che fare con Cristo non può più prescindere dal segno della croce.


L’architettura come forma simbolica

All’indomani della pseudo-conversione di Costantino e dell’Editto di Milano (313), e già prima dell’Editto di Tessalonica, promulgato da Teodosio del 380, il numero dei cristiani cresce di colpo in maniera esponenziale. Ciò provoca non pochi problemi all’Imperatore che, nonostante il suo sincretismo religioso (si ricorda che Costantino continuerà a promuovere la costruzione di templi dedicati ad altri dei), grazie anche all’intervento di sua madre, l’imperatrice Elena, sarà molto incline all’accoglienza dei cristiani fino a favorire l’edificazione di nuovi edifici di culto, che fossero non solo atti a ospitare un gran numero di persone ma fossero anche riconoscibili in base a caratteristiche architettoniche e decorative. Tutto ciò provoca all’imperatore una serie di problemi con il Senato romano, poco incline ad accettare la nuova fede e ancorato pesantemente alla tradizione pagana. L’opposizione del maggiore organo di governo romano, ha un enorme impatto nelle azioni pratiche dell’Imperatore rivolte ai cristiani; l’anima di Roma è pagana e, nonostante nella stessa città fossero stati uccisi i principi degli Apostoli: Pietro e Paolo, nonostante una grande massa di cristiani sia stata oggetto di persecuzioni, nonostante l’imperatore stesso dimostri un atteggiamento di benevolenza verso i cristiani, l’atteggiamento di ostilità nei confronti di Costantino da parte del Senato è devastante. 

Le fondazioni cristiane costantiniane, infatti, non vanno a intaccare l’anima pagana dell’Urbe, esse sono per lo più costruzioni private, poste al di fuori del centro storico della città, spesso a cavallo delle mura di cinta, altre volte molto distanti anche da esse. Ma non solo, l’opposizione è tale che Costantino non solo deciderà di costruire i suoi edifici sacri in Terra Santa ma sarà costretto a fondare una nuova città, sul Bosforo, che chiamerà Costantinopoli (l’odierna Istanbul), la cui urbanistica sarà basata su quella romana ma che sarà costellata solo da edifici cristiani. 


L’architettura paleocristiana

Il problema più grosso che si palesa all’indomani della battaglia di Ponte Milvio e la scelta anche cristiana di Costantino, riguarda il come l’enorme numero di cristiani possa ritrovarsi per celebrare l’Eucarestia. La velocità con cui questo numero aumenta, inoltre, non permette una lunga riflessione circa la creazione di nuovi spazi semanticamente definiti, spingendo piuttosto a una sorta di riutilizzo o mutamenti piccoli ma essenziali da applicare a tipologie architettoniche esistenti. 

In realtà c’è bisogno di spazio. I cristiani non possono più stare nelle domus ecclesiae, le catacombe non hanno mai accolto altro che morti, i templi sono ancora in funzione… c’è la necessità di riflettere su spazi che non sono caratterizzati semanticamente ma che riescono a ospitare grandi masse. La scelta ricade su un edificio di dimensioni eccezionali, certamente polifunzionale, certamente capace di ospitare molta gente e, allo stesso tempo, facilmente reinterpretabile in senso cristiano. Ovvero caricabile di forme e di significati rimandanti al segno della Croce. 

L’edificio più adatto è riconoscibile nella Basilica. Una struttura spesso legata a centri commerciali, certamente di dimensioni eccezionali, certamente non caratterizzata simbolicamente. Considerando, come esemplari in tal senso, la Basilica Ulpia o la Basilica di Leptis Magna, è facile comprendere come esse siano essenzialmente delle enormi architetture, identificanti spazi fruiti in maniera varia.



La Basilica Ulpia, che si trova nel Foro di Traiano, si configura come un edificio di pianta rettangolare, che ospita sui lati corti, due grandi conche, mentre lo spazio longitudinale viene ripartito in corridoi divisi da colonnati. L’edificio, accessibile da più porte, era un vero e proprio luogo di incontro atto alle azioni più disparate: si potevano trovare cambiavalute, venditori di prodotti esotici, thermopolia (fast food), ecc., che occupavano questo spazio gigantesco. 

La tipologia della basilica è quella che maggiormente attrae i costruttori delle prime chiese cristiane, principalmente perché di dimensioni veramente considerevoli ma anche perché, con pochi adattamenti, poteva diventare uno spazio simbolicamente definito e semanticamente importante.Come si è detto prima, alla base della decorazione dell’architettura cristiana è il segno della croce. Essa, non solo viene trasformata dal punto di vista visivo, venendo proposta ricoperta interamente di gemme, diventando una Croce gemmata, un enorme gioiello che attrae tutti, ma diventa una forma vivificante per sé stessa, qualcosa che deve essere completamente assorbita dalla comunità cristiana. Ecco che, allora, il palo verticale della croce viene reinterpretato e visto come la strada da percorrere partendo dalla terra (il Golgota), per raggiungere il Paradiso (la sommità di esso), a condizione che, però, si riconosca nel braccio orizzontale (il patibolo), l’abbraccio di Cristo e lo attraversi.

Questa nuova concezione della croce segna, in maniera decisiva e indelebile, la costruzione dello spazio delle chiese e interviene a mutare in modo definitivo, la tipologia della basilica pagana. Quello spazio semanticamente indefinito, atto ad accogliere centinaia di persone, diventa uno spazio dinamico, simbolicamente pregnante, segnando l’inizio della grande avventura costruttiva cristiana.Gli interventi che consentono il passaggio dalla basilica pagana alla basilica cristiana sono in realtà pochissimi ma di portata devastante. Le nuove basiliche vedono la scomparsa di una delle due conche poste sui lati corti della struttura, al posto della quale si pone il quadriportico (rappresentante la terra) e si aprono le porte d’ingresso. Ciò consente di creare uno spazio dinamico, in cui i corridoi separati da colonne, detti navate, ognuno in relazione a una porta d’ingresso, portano direttamente verso l’unica conca rimasta, l’abside principale, che diventa l’immagine simbolica del paradiso. Ma ciò che maggiormente rivela la perfetta aderenza del nuovo spazio sacro alla necessità di esaltare il mistero della salvezza è l’inserimento, alla fine del corpo longitudinale diviso in 3/5/7 fino a 9, navate, di un braccio trasverso, sporgente, il transetto, che ripete la forma del “patibolo” cui è stato appeso Cristo, superato il quale è possibile accedere al Paradiso (abside).



 


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